venerdì 18 giugno 2010


Sono da qualche parte.

E' così che inizia. Sempre.

A volte sono in un edificio, altre volte in uno spazio aperto. A volte è un posto che conosco, a volte sconosciuto, altre volte è solo familiare, altre ancora è un miscuglio di ricordi, frammenti e sensazione che si sovrappongono fino a formare un luogo nuovo e mai visto. A volte sono in un tempio, altre in una stalla. A volte sono in una strada, altre in una piazza.

Sono da qualche parte e devo cercare una cosa importante.

Posso essere in un hotel, un sentiero perso nei boschi, una rocca fatiscente, un porto di mare, una biblioteca... quale che sia il luogo in cui sono, senza indugiare, mi metto in cammino per cercare la cosa più importante di tutte.

Cerco te.

A volte lunghi corridoi si diramano in tutte le direzioni disegnando infiniti labirinti che sfumano nella penombra. Altre volte ampie arcate svettano sulla mia testa creando nervature di immense navate gremite di lucide colonne. A volte stretti passaggi scavati nella roccia conducono a salette scarsamente illuminate dove antichi graffiti parlano lingue dimenticate. Altre volte monotone stanzette asettiche si susseguono separate solo da sottili tele cerate che danzano al minimo soffio di aria esterna.

Imperterrita, continuo a cercare.

Apro porte, socchiudo usci, scosto tende, varco soglie. Inesorabilmente. Senza sosta. Faccio capolino in ogni varco, ogni andito, ogni pertugio, senza soffermarmi guardo in ogni stanza, camera, passaggio, nulla rimane inesplorato, salgo scale, scendo declivi, percorro atri, senza indugio passo oltre, con l'occhio vigile, l'orecchio teso e il cuore in gola.

Cammino con un unico pensiero in mente, un unico desiderio nell'anima, un unico imperativo davanti a me: trovarti.

E a volte ci riesco.

Ti vedo laggiù. Un riflesso veloce ad una finestra. Un movimento leggero tra la folla. Una figura in attesa accanto alle scale. E il battito del mio cuore si arresta per un istante lungo una vita intera.

Ti vedo.

A volte ti scorgo lontano, nascosto dalla penombra dei muri. A volte ti guardo camminare verso il sole al tramonto. A volte sei seduto vicino al letto del fiume, il mento stretto nella mano e lo sguardo perso in oscuri problemi. A volte sei in piedi su un prato d'erba, il sorriso luminoso e le braccia spalancate in un gesto di accoglienza. A volte compari al mio fianco, come se non te ne fossi mai andato.

A volte sei un principe, a volte un mendicante. A volte sei un sadhu, a volte sei un corsaro. A volte sei un monaco e snoccioli i grani del tuo rosario mormorando mantra misteriosi avvolto in una tunica color zafferano. A volte sei un cavaliere e davanti al tuo incedere ogni cosa viene inondata dalla calda luce dorata riflessa dalla tua armatura. A volte sei in mezzo alla piazza, tra la folla gremita delle feste natalizie, intirizzito dal freddo, avvolto in un lungo cappotto di panno pesante mentre cerchi di scaldarti sfregando le mani coperte dai guanti di lana.

A volte sei un santo, a volte sei un dio. A volte sei un semplice ragazzo seduto a chiacchierare al tavolo di un bar.

Ma sempre sei tu e di questo ne sono sicura. Perchè se sussurro il tuo nome annuisci e se ti guardo in viso riconosco i tuoi occhi. Qualsiasi veste tu indossi, qualsiasi maschera tu porti, so chi sei.

E niente altro allora ha più importanza. Fintanto che ti posso vedere, fintanto che so di averti trovato e di averti di nuovo accanto a me. Perchè il tuo abbraccio è il mio porto, il tuo sorriso la mia casa, la tua presenza la mia quiete.

E finalmente ti raggiungo.

Sollevo la mano per sfiorarti il volto, avvicino le labbra per sussurrarti la mia promessa...

...e tutto si disgrega all'improvviso in un pulviscolo dorato e i labili riflessi di immagini oniriche si disperdono nel mare dell'incosncio e vengono cancellate da inesorabili onde di ottusa realtà.

Il sogno svanisce.

E mentre la veglia spazza via inesorabilmente gli ultimi frammenti di un sonno agitato, so che la prossima notte, di nuovo, tornerò a cercare.

Perchè un dio non può morire finchè c'è qualcuno che crede in lui.

5 commenti:

Selena Ninphe ha detto...

ti abbraccio.

Non conosco la storia, ma ti abbraccio.

MattoMatteo ha detto...

Incredibilmente poetica... leggendo mi sono commosso tantissimo, fin quasi alle lacrime.
Baci e abbracci, in questo secondo anniversario.

Lous ha detto...

senza parole....veramente stupendo.

un grosso abbraccio per averci permesso di scorgere un pò di più dentro te ;)

Katarzyna Z. - "Stray" Kat ha detto...

uao...

WhiteFox ha detto...

Io, purtroppo, non ho potuto fare niente, quel giorno. Codarda? Tu?
E io? Avrei potuto anche reagire. Ma, credimi, non ne avevo più la forza.
E, purtroppo, non riesco più a darmi la colpa di tutto, ora, anno 2010, anni (quanti? sei? sette?)dopo. Non dopo le ferite che ancora porto dentro.
Ad ogni modo, ti ringrazio. Per la prima volta nella mia vita ho avuto bisogno di aiuto e l'ho chiesto, disperatamente, indignitosamente. Non avevo niente da perdere, niente più, ormai.
Dovrei essere molto incazzata per mille motivi,primo fra tutti quello di esserti deliberatamente fatta odiare per poi sparire nel nero. Da sola.
Poi per aver lasciato me nel limbo, a fronteggiare il resto del mondo mentre continuavo a ripetermi perchè, Sun? Perchè quelle parole, perchè hai voluto che accadesse?
Per non morire, per nn lasciarti uccidere anche quello che di buono c'è stato, per tutte le notti passate a parlare, raccontare, per tutte le risate, per quello che eravamo, per tutto questo.
Per tutto questo, io ti ho uccisa.
Perchè hai cercato di distruggere il mio mondo.
Non mi sono fidata più di nessuno, da allora.
Ma...una che spara allo stomaco la sua migliore amica, forse, non merita di averne altre, non credi?
Sono capitata qui per caso e, ancora una volta, ho ceduto e non so se ho fatto bene nè perchè,nè per chi l'ho fatto.
Solo, mi sembrava tu avessi qualcosa da dirmi.
Sarò stupida, egocentrica, ma quasi ogni cosa che scrivi o disegni, sembra che sia... fatta ancora per me.
Stupidaggini...
Volevo solo che tu sapessi questo. Ti ho odiata, ma non ti ho uccisa per questo.
"Ho voluto vincere il mio rancore per te".

The General Lu

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